Simulatore fiscale · Regime forfettario · Anno d'imposta 2026

Calcolo Regime Forfettario 2026: quanto ti resta in tasca?

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Come funziona il calcolo delle tasse nel regime forfettario 2026

Nel regime forfettario non si deducono i costi reali: il reddito imponibile si ottiene moltiplicando i ricavi incassati per un coefficiente di redditività fisso, che dipende dal codice ATECO dell'attività. Su questo imponibile si versano prima i contributi previdenziali INPS (interamente deducibili), poi sulla base rimanente si applica l'imposta sostitutiva: 15% in via ordinaria, oppure 5% per i primi cinque anni delle nuove attività che rispettano i requisiti.

Il limite di ricavi per accedere e permanere nel regime è confermato a 85.000 € anche per il 2026. Superata questa soglia si passa al regime ordinario; oltre i 100.000 € l'uscita è immediata nell'anno stesso.

Coefficienti di redditività per settore

Settore (gruppo ATECO)Coefficiente
Costruzioni e attività immobiliari86%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie78%
Altre attività economiche67%
Intermediari del commercio62%
Commercio ambulante di altri prodotti54%
Commercio, alloggio e ristorazione, industrie alimentari40%

Trova il tuo inquadramento per professione

Seleziona la tua attività: il calcolatore qui sotto si imposta da solo con settore e previdenza corretti.

⚠ Oltre 85.000 € di ricavi si esce dal regime forfettario.
Il coefficiente dipende dal tuo codice ATECO.
Imposta sostitutiva
Prospetto di simulazione
Ricavi lordi
Coefficiente redditività
Reddito imponibile

Contributi previdenziali
Base imponibile fiscale
Imposta sostitutiva

Netto Contributi Imposta
💡 Con ricavi così bassi, hai valutato la prestazione occasionale? Se l'attività è realmente sporadica e non abituale (non il tuo lavoro principale, non ricorrente), potresti non avere affatto bisogno della Partita IVA: fino a 5.000 € lordi annui (sommando tutti i committenti) non sono dovuti contributi INPS. Resta comunque obbligatoria la ritenuta d'acconto del 20% che il committente applica su ogni pagamento — è un anticipo IRPEF, recuperabile in dichiarazione dei redditi, non un costo aggiuntivo. Attenzione: questa alternativa vale solo per attività genuinamente occasionali. Se il lavoro è ricorrente, organizzato o comunque abituale, la Partita IVA resta necessaria indipendentemente dall'importo guadagnato — non esiste una soglia di reddito che la renda facoltativa in quel caso. Questo non è un parere legale o fiscale: la distinzione tra occasionale e abituale va valutata caso per caso. Verifica la tua situazione specifica con un commercialista prima di scegliere come operare.

Acconti e scadenze: quanto accantonare per giugno e novembre

Stima con metodo storico: assume che imposta e contributi dell'anno in corso restino gli stessi anche il prossimo anno. Per artigiani e commercianti, solo la parte eccedente il minimale segue le scadenze di giugno/novembre; i contributi fissi sul minimale si versano comunque in 4 rate trimestrali autonome, indicate qui sotto separatamente.

Come cambia il netto al variare dei ricavi

Il confronto: come cambia con la gestione previdenziale

Stessi ricavi e stesso coefficiente, gestione previdenziale diversa — quattro scenari a confronto.

Confronto senza eventuali agevolazioni contributive aggiuntive (35%/50%), per un raffronto omogeneo. Cassa professionale mostrata con aliquota di esempio 15%.

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Un altro confronto possibile: forfettario o SRL?

Oltre alle gestioni previdenziali, un'altra domanda frequente è se convenga di più restare forfettari o aprire una società. Sotto gli 85.000 € di ricavi, se prelevi tutto l'utile, il forfettario tassa una volta sola mentre la SRL tassa due volte (società + dividendo): il vantaggio del forfettario può superare i 15.000 € annui. La SRL torna in vantaggio oltre il limite, o se lasci l'utile investito in azienda. Leggi il confronto completo con i numeri →

Domande frequenti

Quante tasse si pagano nel regime forfettario 2026?

Si paga un'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni di una nuova attività. L'imposta si calcola sul reddito imponibile (ricavi × coefficiente di redditività) al netto dei contributi INPS versati.

Quanto si paga di contributi INPS?

I professionisti senza cassa versano il 26,07% dell'imponibile alla Gestione Separata (circolare INPS n. 8/2026), senza minimi fissi. Artigiani e commercianti versano contributi fissi sul minimale di 18.808 € (24% artigiani, 24,48% commercianti, più 0,62 €/mese di maternità) e la stessa aliquota sulla parte eccedente (circolare INPS n. 14/2026). I forfettari possono chiedere la riduzione del 35%; chi si è iscritto per la prima volta nel 2025 può avere la riduzione del 50% (non cumulabili).

Conviene il regime forfettario?

Conviene quasi sempre a chi ha pochi costi reali rispetto al forfait riconosciuto e fattura sotto gli 85.000 €. Con molti costi deducibili o clienti esteri prevalenti, va valutato il regime ordinario con un professionista.

Sono incluse le addizionali regionali, comunali e l'IRAP?

Sì. L'imposta sostitutiva del 5% o 15% sostituisce già IRPEF, addizionali regionali, addizionali comunali e IRAP: sul reddito da Partita IVA forfettaria queste imposte non si pagano affatto. Fanno eccezione eventuali altri redditi soggetti a IRPEF ordinaria (es. uno stipendio da dipendente), che restano tassati separatamente.

Come capisco se applico il 5% o il 15%?

Il 5% richiede tre condizioni insieme: non aver svolto un'attività simile nei 3 anni precedenti; se subentri in un'attività esistente, ricavi dell'ultimo anno del cedente sotto 85.000 €; se prosegui un lavoro per lo stesso committente, che non sia mera prosecuzione (eccetto praticantato obbligatorio). Se manca una condizione, è 15% dal primo anno.

Il forfettario funziona anche con una cassa professionale (avvocati, medici, architetti)?

Sì. Chi ha una cassa privata (Cassa Forense, Inarcassa, ENPAM, ENPAP...) versa i contributi soggettivi alla propria cassa invece che all'INPS, con aliquote indicative dal 10% al 20% a seconda della cassa. Sono deducibili dal reddito imponibile come gli altri contributi.

Come funzionano gli acconti nel forfettario?

Con metodo storico, l'acconto su imposta (e sui contributi Gestione Separata) è il 100% dell'anno precedente: sopra 257,52 € si versa 40% a giugno e 60% a novembre; tra 51,65 € e 257,52 € tutto a novembre; sotto 51,65 € nessun acconto. Per artigiani e commercianti, questo schema vale solo per i contributi eccedenti il minimale: i contributi fissi sul minimale si versano sempre in 4 rate trimestrali autonome (16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio), indipendenti da queste scadenze. Nel primo anno di attività non si versano acconti, ma le rate fisse trimestrali restano comunque dovute.

Qual è la soglia di reddito da dipendente compatibile col forfettario nel 2026?

35.000 €. La Legge di Bilancio 2026 ha confermato la soglia elevata (rispetto ai 30.000 € originari) per il reddito da lavoro dipendente o pensione dell'anno precedente, oltre la quale non si può accedere o restare nel regime, salvo cessazione del rapporto di lavoro.

Conviene di più il forfettario o una SRL?

Fino a 85.000 € di ricavi, se prelevi tutto il guadagno il forfettario vince quasi sempre: tassa una volta sola, mentre la SRL tassa due volte (IRES 24% + IRAP 3,9% sulla società, poi 26% sul dividendo al socio), per un carico complessivo del 44-47%. La SRL conviene oltre gli 85.000 €, se lasci l'utile investito in azienda, o per la responsabilità patrimoniale limitata.

Il calcolo è ufficiale?

No: è una simulazione informativa basata sui parametri 2026. Non considera regimi contabili ordinari, ravvedimento operoso o redditi da più fonti. Per la tua situazione specifica rivolgiti a un commercialista.

Con ricavi bassi, conviene la prestazione occasionale invece della Partita IVA?

Se l'attività è genuinamente sporadica e non abituale, fino a 5.000 € lordi annui complessivi non sono dovuti contributi INPS: si può operare con una ricevuta per prestazione occasionale, senza Partita IVA. Resta obbligatoria la ritenuta d'acconto del 20% del committente, recuperabile in dichiarazione. Vale solo se il lavoro non è ricorrente né organizzato — altrimenti la Partita IVA serve comunque, a prescindere dall'importo. Non è un parere legale: valuta la tua situazione con un commercialista.